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Qual è il significato della canzone “Argentovivo” di Silvestri?

11 Febbraio 2019andrea.leoni
Una canzone che ha destato parecchio scalpore e che ha vinto il premio della critica.

Il Festival della Canzone italiana è un po’ lo specchio della nostra società. Da lì, negli anni, sono uscite le voci che rappresentano anche i problemi quotidiani ed i dibattiti del nostro paese. Una delle canzoni più fortunate è stata quella cantata dall’artista Daniele Silvestri cantata assieme al rapper Rancore, Manuel Agnelli e Fabio Rondanini rispettivamente frontman e batterista degli Afterhours. Finita sesta al 69° Festival della Musica Italiana ma che ha vinto il premio della Critica. Merita di esser ascoltata sicuramente per la sua melodia ma ce ne occupiamo anche noi per il suo particolare significato.

Tante sono le tematiche affrontate dalla canzone. Si parla di adolescenza che è quello più evidente. Il riferimento è ad un ragazzo sedicenne e di come possa vivere questo suo periodo particolare come se fosse in una gabbia.

Dall’adolescenza vengono toccati tanti altri temi, la solitudineE mi mantengo sedato per/ Non sentire nessuno/Tengo la musica al massimo/E volo“; il rapporto morboso con le nuove tecnologieAvete preso un bambino che / Non stava mai fermo/L’avete messo da solo/Davanti a uno schermo/E adesso vi domandate se sia normale/Se il solo mondo che apprezzo/È un mondo Virtuale“; ciò che lascia presagire ad una cura differenteIo che ero argento vivo/Dottore/Io così agitato, così sbagliato/Con così poca attenzione/Ma mi avete curato“; il difficile rapporto con la scuola “Uno zaino come palla al piede/Un’aula come cella Suonerà come un richiamo/Paterno il mio nome dentro l’appello/E come una voce materna la/Campanella suonerà“.

Insomma, si torna a parlare dell’adolescenza e di tutte le problematiche ad essa legate al festival. Come spiegato nel video che segue, il cantautore Daniele Silvestri, lo fa attraverso gli occhi di un padre (effettivamente è padre di due figli Pablo Alberto e Santigo Ramon che vivono proprio questo periodo adolescenziali) ma senza troppa retorica.

Una canzone per toccare le corde dei nostri ragazzi ma che ci ricorda anche il momento particolare di questa tappa della vita. C’è infatti da ricordare come in questo momento si viva una transizione dallo stato infantile a quello adulto con un notevole scombussolamento psicologico. Uno dei rischi a cui si va incontro specie in quest’età è la depressione che colpisce sempre di più e maggiormente i paesi più sviluppati.

 

IL TESTO DELLA CANZONE:

Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore.
Questa prigione corregge e
Prepara una vita
Che non esiste più da
Almeno vent’anni
A volte penso di farla finita
E a volte penso che dovrei vendicarmi
Però la sera mi rimandano a casa
Lo sai
Perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
Come se casa non fosse una gabbia anche lei
E la famiglia non fossero i domiciliari
Ho sedici anni ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
E il tempo scorre di lato ma
Non lo guardo nemmeno
E mi mantengo sedato per
Non sentire nessuno
Tengo la musica al massimo
E volo
Che con la musica al massimo
Rimango solo
E mi ripetono sempre che devo darmi da fare
Perché alla fine si esce e non saprei dove andare
Ma non capiscono un cazzo, no
Io non mi ci riconosco
E non li voglio imitare
Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale
Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione
Ma mi avete curato
E adesso
Mi resta solo il rancore
Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là
Fuori
E voi lasciatemi perdere
Così facile da spiegare
Come si nuota in mare
Ma è una bugia, non si può imparare
A attraversare
Quel che sarò
Nella testa girano pensieri
Che io non spengo
Non è uno schermo
Non interagiscono se li tocchi
Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio
Con gli occhi
Sono fiori e scarabocchi in un quaderno
Uno zaino come palla al piede
Un’aula come cella
Suonerà come un richiamo
Paterno il mio nome dentro l’appello
E come una voce materna la
Campanella suonerà
È un mondo nato dall’arte
Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale
Non è una specie a renderlo
Speciale
E dicono
Che tanto è un movimento
Chimico
Un fatto mentale
Io che non mentivo
Che ringraziavo ad ogni mio
Respiro
Ad ogni bivio, ad ogni brivido
Della natura
Io che ero argento vivo in
Questo mondo vampiro
Mercurio liquido se leggi la
Nomenclatura.
Ho, sedici anni ma già da
Più di dieci vivo in un
Carcere
E c’è un equivoco nella
Struttura
E fingono ci sia una cura
Un farmaco ma su misura
E parlano parlano parlano
Parlano
Mentre mio padre mi spiega
Perché è importante studiare
Mentre mia madre annega
Nelle sue stesse parole
Tengo la musica al massimo
Ancora
Ma non capiscono un cazzo, no
E allora
Ti dico un trucco per
Comunicare
Trattare il mondo intero
Come un bambino distratto
Con un bambino distratto
Davvero
È normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contatto
Io che ero argento vivo
Signore
Io così agitato
Così sbagliato
Da continuare a pagare in
Un modo esemplare
Qualcosa che non ricordo di
Avere mai fatto
Ho sedici anni
Ho sedici anni e vivo in un carcere
Se c’è un reato commesso là
Fuori
È stato quello di nascere

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